Eccolo lì, l’ebook che mi hanno consigliato di leggere.
Soldi spesi per niente, questo mi fa girare veramente le palle.
Il problema è che non me ne sono accorta prima... ma come potevo?
Io con i libri ho un rapporto molto semplice, quasi “crudele”: se mi piace, lo finisco, altrimenti lo pianto lì.
E questo libro è defunto, per me, a pagina dieci.
Motivo numero uno: devo rispiegare alla mia amica che i libri scritti al presente MI FANNO SCHIFO perché non sono realistici, quindi è meglio che eviti di consigliarmeli.
I libri dove si attacca subito con il sesso perché non si sa cosa dire MI FANNO SCHIFO.
Motivo numero due: ecco cosa non mi piaceva, cosa non mi tornava...
È un libo scritto con la SCEMENZA ARTIFICIALE, se preferite AI come il film di Spielberg (bello, il film intendo).
All’inizio non ci credo.
Mi dico che ho sbagliato, che magari è un libro dove è presente una AI di qualsiasi tipo e dove c’è un mondo fantascientifico, distopico, qualcosa del genere.
No, no, il libro è stato scritto usando una AI come co-autore.
Ecco, già io schifo al massimo i ghostwriter e quei finti scrittori che li sfruttano, figuriamoci una cosa del genere.
Così decido di fare qualche ricerca in rete, mi metto comoda sul divano insieme ai miei gatti e scopro che l’AI è arrivata OVUNQUE.
Ormai si possono realizzare libri, canzoni, poesie, film, video, trame di videogiochi e persino tesi.
È presente anche in ambito sanitario... tanto a che servono i medici?
Le tesi non mi hanno stupito ma questo perché, all’inizio di quest’anno accademico, i miei professori hanno già avvertito che se ci azzardiamo a usare una ChatGPT per scrivere la tesi, possiamo laurearci il giorno del poi e l’anno del mai.
A questo punto mi vengono in mente nomi a caso, artisti che amo alla follia e di cui non mi stanco mai, “gentuccia” tipo Victor Hugo, Giorgio Faletti, Umberto Eco, Francesco Bianconi, Enrico Ruggeri, Ferzan Ozpetek (e via dicendo).
Ecco, questa “gentuccia” mica usa una AI per fare il suo lavoro.
E più leggo, più mi trovo davanti frasi come queste: mentre scrittori navigati come Stephen King e Haruki Murakami probabilmente non scriveranno un libro con l'intelligenza artificiale, gli scrittori più recenti che cercano di entrare nel mondo del lavoro potrebbero trovare le sue capacità incredibilmente utili.
(undetectable.ai)
Vivaddio che questi scrittori navigati e tantissimi altri, anche recenti, non usano e non useranno mai questa maledetta AI.
Il talento non proviene da una macchina! Si possiede o no. Fine.
Altrimenti il passo è semplice.
Fine dell'uomo.
Soldi spesi per niente, questo mi fa girare veramente le palle.
Il problema è che non me ne sono accorta prima... ma come potevo?
Io con i libri ho un rapporto molto semplice, quasi “crudele”: se mi piace, lo finisco, altrimenti lo pianto lì.
E questo libro è defunto, per me, a pagina dieci.
Motivo numero uno: devo rispiegare alla mia amica che i libri scritti al presente MI FANNO SCHIFO perché non sono realistici, quindi è meglio che eviti di consigliarmeli.
I libri dove si attacca subito con il sesso perché non si sa cosa dire MI FANNO SCHIFO.
Motivo numero due: ecco cosa non mi piaceva, cosa non mi tornava...
È un libo scritto con la SCEMENZA ARTIFICIALE, se preferite AI come il film di Spielberg (bello, il film intendo).
All’inizio non ci credo.
Mi dico che ho sbagliato, che magari è un libro dove è presente una AI di qualsiasi tipo e dove c’è un mondo fantascientifico, distopico, qualcosa del genere.
No, no, il libro è stato scritto usando una AI come co-autore.
Ecco, già io schifo al massimo i ghostwriter e quei finti scrittori che li sfruttano, figuriamoci una cosa del genere.
Così decido di fare qualche ricerca in rete, mi metto comoda sul divano insieme ai miei gatti e scopro che l’AI è arrivata OVUNQUE.
Ormai si possono realizzare libri, canzoni, poesie, film, video, trame di videogiochi e persino tesi.
È presente anche in ambito sanitario... tanto a che servono i medici?
Le tesi non mi hanno stupito ma questo perché, all’inizio di quest’anno accademico, i miei professori hanno già avvertito che se ci azzardiamo a usare una ChatGPT per scrivere la tesi, possiamo laurearci il giorno del poi e l’anno del mai.
A questo punto mi vengono in mente nomi a caso, artisti che amo alla follia e di cui non mi stanco mai, “gentuccia” tipo Victor Hugo, Giorgio Faletti, Umberto Eco, Francesco Bianconi, Enrico Ruggeri, Ferzan Ozpetek (e via dicendo).
Ecco, questa “gentuccia” mica usa una AI per fare il suo lavoro.
E più leggo, più mi trovo davanti frasi come queste: mentre scrittori navigati come Stephen King e Haruki Murakami probabilmente non scriveranno un libro con l'intelligenza artificiale, gli scrittori più recenti che cercano di entrare nel mondo del lavoro potrebbero trovare le sue capacità incredibilmente utili.
(undetectable.ai)
Vivaddio che questi scrittori navigati e tantissimi altri, anche recenti, non usano e non useranno mai questa maledetta AI.
Il talento non proviene da una macchina! Si possiede o no. Fine.
Altrimenti il passo è semplice.
Fine dell'uomo.

Intelligenza artificiale e deficienza naturale non faranno mai una media, in effetti.
RispondiEliminaE se la fanno, viene male.
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